Parrocchie di Campoverde, Salò e Villa


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SS. messe alle 9:00 e 18:30






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Per suggerimenti e proposte silvia@campoverde.org

Avvisi

S. Messe feriali:
7:15 alla Visitazione in Fossa; 9:00 a San Bernardino; 17:30 a San Giuseppe;
18:00 a Villa (Lun-Mer) o Campoverde (Gio-Ven); 18:30 in Duomo

S. Messe festive: Stesso orario prefestivo e festivo precedente all’emergenza, restano sospese, per ora, la prefestiva delle 18.00 a Renzano e quella festiva delle 7.30 al Muro
Prefestive: 18:00 a Campoverde; 18:30 a Villa e in Duomo
Festive: 9:00 San Bernardino; 9:30 a Villa e in Duomo;
10:00 a san Giuseppe; 11:00 a Campoverde e in Duomo;
17:00 a San Bernardino; 18:30 in Duomo.

    Perdon d'Assisi

26 Giugno 2020

Venerdì della XII settimana di T.O.

San Vigilio,
San Josemaria Escrivá,
San Deodato

Il ritorno all'amicizia con Dio,
interrotta dal peccato, è la radice
dell'autentica e più profonda gioia

Beato Álvaro

    Versione ridotta    Misteri dolorosi

Dal secondo libro dei Re 2Re 25,1-12

Nell'anno nono del regno di Sedecìa, nel decimo mese, il dieci del mese, Nabucodònosor, re di Babilonia, con tutto il suo esercito arrivò a Gerusalemme, si accampò contro di essa e vi costruirono intorno opere d'assedio. La città rimase assediata fino all'undicesimo anno del re Sedecìa.
Al quarto mese, il nove del mese, quando la fame dominava la città e non c'era più pane per il popolo della terra, fu aperta una breccia nella città. Allora tutti i soldati fuggirono di notte per la via della porta tra le due mura, presso il giardino del re, e, mentre i Caldèi erano intorno alla città, presero la via dell'Aràba.
I soldati dei Caldèi inseguirono il re e lo raggiunsero nelle steppe di Gerico, mentre tutto il suo esercito si disperse, allontanandosi da lui. Presero il re e lo condussero dal re di Babilonia a Ribla; si pronunciò la sentenza su di lui. I figli di Sedecìa furono ammazzati davanti ai suoi occhi; Nabucodònosor fece cavare gli occhi a Sedecìa, lo fece mettere in catene e lo condusse a Babilonia.
Il settimo giorno del quinto mese - era l'anno diciannovesimo del re Nabucodònosor, re di Babilonia - Nabuzaradàn, capo delle guardie, ufficiale del re di Babilonia, entrò in Gerusalemme. Egli incendiò il tempio del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme; diede alle fiamme anche tutte le case dei nobili. Tutto l'esercito dei Caldèi, che era con il capo delle guardie, demolì le mura intorno a Gerusalemme.
Nabuzaradàn, capo delle guardie, deportò il resto del popolo che era rimasto in città, i disertori che erano passati al re di Babilonia e il resto della moltitudine. Il capo delle guardie lasciò parte dei poveri della terra come vignaioli e come agricoltori.

Salmo Responsoriale Sal 136 (137)

R In terra d'esilio leviamo il nostro canto.

Lungo i fiumi di Babilonia,
là sedevamo e piangevamo
ricordandoci di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.

Perché là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
allegre canzoni, i nostri oppressori:
«Cantateci canti di Sion!».

Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra.

Mi si attacchi la lingua al palato
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non innalzo Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 8,1-4

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va' invece a mostrarti al sacerdote e presenta l'offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

La Riflessione

Dall’omelia di Mons. Francesco Cavina del 11/02/18

Ci viene presentato un uomo affetto da una malattia che in passato era considerata incurabile, per questo i lebbrosi erano emarginati e costretti a vivere nella solitudine più totale. Un uomo simile viene a Gesù e compie un gesto che è entrato nella celebrazione dell’Eucaristia ed è diventato per noi atto di fede: si inginocchia davanti a lui perché in lui riconosce la presenza stessa di Dio. E la sua preghiera diventa una supplica: ‘se vuoi, puoi purificarmi’. Il lebbroso non dice ‘puoi guarirmi’ perché nel mondo antico la lebbra era considerata un male strettamente collegato all’aspetto spirituale dell’uomo, e dunque al peccato. La risposta di Gesù è la compassione, l’atteggiamento di chi si sente profondamente toccato dalla sofferenza dell’altro. Questa compassione di Gesù è quella di Dio, che non è insensibile di fronte alle nostre sofferenze, alle nostre tribolazioni, ai drammi dell’umanità, anzi ne è partecipe fino al punto di commuoversi e di venire in soccorso a noi donando il suo stesso figlio. Al gesto dell’inginocchiarsi del lebbroso corrisponde allora il gesto di Gesù che stende la mano e tocca il malato, perché Dio tocca la nostra vita, raggiunge la nostra esistenza personale, fa rinascere in noi la speranza, ci dona consolazione, gioia e rinnovato vigore per affrontare le prove del nostro cammino.

25 Giugno 2020

Giovedì della XII settimana di T.O.

San Guglielmo,
San Prospero

La Parola vissuta ci rende liberi e puri
perché è amore.

Chiara Lubich

    Versione ridotta    Misteri dolorosi

Dal secondo libro dei Re 2 Re 24,8-17

Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi a Gerusalemme. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Necustà, figlia di Elnatàn. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto suo padre.
In quel tempo gli ufficiali di Nabucodònosor, re di Babilonia, salirono a Gerusalemme e la città fu assediata. Nabucodònosor, re di Babilonia, giunse presso la città mentre i suoi ufficiali l’assediavano. Ioiachìn, re di Giuda, uscì incontro al re di Babilonia, con sua madre, i suoi ministri, i suoi comandanti e i suoi cortigiani; il re di Babilonia lo fece prigioniero nell’anno ottavo del suo regno.
Asportò di là tutti i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia; fece a pezzi tutti gli oggetti d’oro che Salomone, re d’Israele, aveva fatto nel tempio del Signore, come aveva detto il Signore. Deportò tutta Gerusalemme, cioè tutti i comandanti, tutti i combattenti, in numero di diecimila esuli, tutti i falegnami e i fabbri; non rimase che la gente povera della terra.
Deportò a Babilonia Ioiachìn; inoltre portò in esilio da Gerusalemme a Babilonia la madre del re, le mogli del re, i suoi cortigiani e i nobili del paese. Inoltre tutti gli uomini di valore, in numero di settemila, i falegnami e i fabbri, in numero di mille, e tutti gli uomini validi alla guerra, il re di Babilonia li condusse in esilio a Babilonia.
Il re di Babilonia nominò re, al posto di Ioiachìn, Mattanìa suo zio, cambiandogli il nome in Sedecìa.

Salmo Responsoriale Sal 78 (79)

R Salvaci, Signore, per la gloria del tuo nome.

O Dio, nella tua eredità sono entrate le genti:
hanno profanato il tuo santo tempio,
hanno ridotto Gerusalemme in macerie.
Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi
in pasto agli uccelli del cielo,
la carne dei tuoi fedeli agli animali selvatici.

Hanno versato il loro sangue come acqua
intorno a Gerusalemme
e nessuno seppelliva.
Siamo divenuti il disprezzo dei nostri vicini,
lo scherno e la derisione di chi ci sta intorno.
Fino a quando sarai adirato, Signore: per sempre?
Arderà come fuoco la tua gelosia?

Non imputare a noi le colpe dei nostri antenati:
presto ci venga incontro la tua misericordia,
perché siamo così poveri!
Aiutaci, o Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome;
liberaci e perdona i nostri peccati
a motivo del tuo nome.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 7,21-29

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

La Riflessione

Dal commento di Mons. Vincenzo Paglia

Sulla sabbia basta un'onda leggera per travolgere tutto quello che si è costruito; di qui anche il detto popolare sui "castelli di sabbia". In verità spesso la vita ci riserva spesso scrosci violenti e venti impetuosi. Per questo l'avvertimento di Gesù è saggio e amichevole. La sabbia non è lontana. Non bisogna fare lunghe file o chilometri di strada per arrivarci. Ce l'abbiamo nel cuore. La sabbia è l'orgoglio di sé, dei propri sentimenti, delle proprie convinzioni, è l'arroganza di chi pretende di avere sempre ragione anche davanti al Signore, è la freddezza di chi è indifferente ai bisogni degli altri. La stagione della sabbia può durare un giorno, un mese, un anno, o anche una vita intera. È il tempo in cui non si ascolta il Vangelo né tanto meno lo si mette in pratica. Quanti uomini, quante donne dovrebbero ammettere che la loro costruzione umana è crollata, e non lo ammettono, perché non vogliono rivelare che nel loro cuore c'è sabbia! Stiamo attenti, perché la sabbia è anche deserto; anzi la sabbia fa il deserto, crea solitudine, amarezza, assenza di vita felice. Il Signore ci ha fatto dono della pietra ove poter costruire la nostra vita. La pietra non siamo noi, è il Signore stesso, è il suo Vangelo, che rimane saldo e non crolla. Anche la predicazione è una piccola pietra per le nostre giornate. È giusto allora stupirsi come si stupirono quelle folle al termine del discorso della montagna: "Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle rimasero stupite della sua dottrina; insegnava infatti come uno che ha autorità". È lo stupore di trovarsi di fronte a una parola autorevole che ci è data per costruire saggiamente la nostra vita di giorno in giorno.

24 Giugno 2020

Natività di San Giovanni Battista

San Giovanni Battista,
Santi Giovanni e Festo

Convertitevi,
perché il regno dei cieli è vicino!

San Giovanni Battista

    Versione ridotta    Misteri dolorosi

Dal libro del profeta Isaìa Is 49,1-6

Ascoltatemi, o isole,
udite attentamente, nazioni lontane;
il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.
Ha reso la mia bocca come spada affilata,
mi ha nascosto all'ombra della sua mano,
mi ha reso freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua farètra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».

Io ho risposto: «Invano ho faticato,
per nulla e invano ho consumato le mie forze.
Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
la mia ricompensa presso il mio Dio».

Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
- poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza -
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d'Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all'estremità della terra».

Salmo Responsoriale Sal 138 (139)

R Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.

Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda.

Meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l'anima mia.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra.

Dagli Atti degli Apostoli At 13, 22-26

In quei giorni, [nella sinagoga di Antiòchia di Pisìdia,] Paolo diceva:

«Dio suscitò per i nostri padri Davide come re, al quale rese questa testimonianza: "Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri".

Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d'Israele.

Diceva Giovanni sul finire della sua missione: "Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali".

Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza».

Dal Vangelo secondo Luca Lc 1,57-66.80

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

La Riflessione

Dall’udienza generale di Papa Benedetto XVI del 29/08/12

Noi vediamo in San Giovanni Battista una grande figura, questa forza nella passione, nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio, dalla preghiera, che è il filo conduttore di tutta la sua esistenza. Giovanni è il dono divino lungamente invocato dai suoi genitori, Zaccaria ed Elisabetta; un dono grande, umanamente insperabile, perché entrambi erano avanti negli anni ed Elisabetta era sterile; ma nulla è impossibile a Dio. L’annuncio di questa nascita avviene proprio nel luogo della preghiera, al tempio di Gerusalemme, anzi avviene quando a Zaccaria tocca il grande privilegio di entrare nel luogo più sacro del tempio per fare l’offerta dell’incenso al Signore. Anche la nascita del Battista è segnata dalla preghiera: il canto di gioia, di lode e di ringraziamento che Zaccaria eleva al Signore e che recitiamo ogni mattina nelle Lodi, il «Benedictus», esalta l’azione di Dio nella storia e indica profeticamente la missione del figlio Giovanni: precedere il Figlio di Dio fattosi carne per preparargli le strade. L’esistenza intera del Precursore di Gesù è alimentata dal rapporto con Dio, in particolare il periodo trascorso in regioni deserte; le regioni deserte che sono luogo della tentazione, ma anche luogo in cui l’uomo sente la propria povertà perché privo di appoggi e sicurezze materiali, e comprende come l’unico punto di riferimento solido rimane Dio stesso. Ma Giovanni Battista non è solo uomo di preghiera, del contatto permanente con Dio, ma anche una guida a questo rapporto. L’Evangelista Luca riportando la preghiera che Gesù insegna ai discepoli, il «Padre nostro», annota che la richiesta viene formulata dai discepoli con queste parole: «Signore insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli»

23 Giugno 2020

Martedì della XII settimana del T.O.

Santi Zaccaria ed Elisabetta,
San Giuseppe Cafasso,
San Lanfranco

La carità non conosce i "ma" nè i "se".

San Luigi Orione

    Versione ridotta    Misteri dolorosi

Dal secondo libro dei Re 2Re 19,9b-11.14-21.31-35a.36

In quei giorni, Sennàcherib, re d'Assiria, inviò di nuovo messaggeri a Ezechìa dicendo: «Così direte a Ezechìa, re di Giuda: "Non ti illuda il tuo Dio in cui confidi, dicendo: Gerusalemme non sarà consegnata in mano al re d'Assiria. Ecco, tu sai quanto hanno fatto i re di Assiria a tutti i territori, votandoli allo sterminio. Soltanto tu ti salveresti?"».

Ezechìa prese la lettera dalla mano dei messaggeri e la lesse, poi salì al tempio del Signore, l'aprì davanti al Signore e pregò davanti al Signore: «Signore, Dio di Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. Porgi, Signore, il tuo orecchio e ascolta; apri, Signore, i tuoi occhi e guarda. Ascolta tutte le parole che Sennàcherib ha mandato a dire per insultare il Dio vivente. È vero, Signore, i re d'Assiria hanno devastato le nazioni e la loro terra, hanno gettato i loro dèi nel fuoco; quelli però non erano dei, ma solo opera di mani d'uomo, legno e pietra: perciò li hanno distrutti. Ma ora, Signore, nostro Dio, salvaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu solo, o Signore, sei Dio».

Allora Isaìa, figlio di Amoz, mandò a dire a Ezechìa: «Così dice il Signore, Dio di Israele: "Ho udito quanto hai chiesto nella tua preghiera riguardo a Sennàcherib, re d'Assiria. Questa è la sentenza che il Signore ha pronunciato contro di lui:
Ti disprezza, ti deride
la vergine figlia di Sion.
Dietro a te scuote il capo
la figlia di Gerusalemme".
Poiché da Gerusalemme uscirà un resto,
dal monte Sion un residuo.
Lo zelo del Signore farà questo.
Perciò così dice il Signore riguardo al re d'Assiria:
"Non entrerà in questa città
né vi lancerà una freccia,
non l'affronterà con scudi
e contro essa non costruirà terrapieno.
Ritornerà per la strada per cui è venuto;
non entrerà in questa città.
Oracolo del Signore.
Proteggerò questa città per salvarla,
per amore di me e di Davide mio servo"».

Ora in quella notte l'angelo del Signore uscì e colpì nell'accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini. Sennàcherib, re d'Assiria, levò le tende, partì e fece ritorno Nìnive, dove rimase.

Salmo Responsoriale Sal 47 (48)

R Dio ha fondato la sua città per sempre.

Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.
La tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.

Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande re.
Dio nei suoi palazzi
un baluardo si è dimostrato.

O Dio, meditiamo il tuo amore
dentro il tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino all'estremità della terra;
di giustizia è piena la tua destra.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 7,1-5

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.

Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

La Riflessione

Dall’omelia di Mons. Gianfranco Poma

"Entrate per la porta stretta": è l'invito di Gesù. La porta stretta è quella che lui ha varcato: si può attraversarla solo se non si è appesantiti da carichi inutili, da spropositate ricchezze, da maschere di potere, da potenti e inutili macchine. Quanta fatica per conquistare queste cose! Nel momento di gustare la gioia più vera, la voce di amore del Padre risuona terribile: "Non so di dove siete, allontanatevi da me, operatori di ingiustizia!"

Questa parola che risuona oggi in tutte le chiese cattoliche, è una parola del Vangelo, la lieta notizia: vuole essere un richiamo forte, sconcertante ancora di più per coloro che, per il fatto che sono in chiesa, da una parte o dall'altra dell'altare, si ritengono "salvati". La felicità è così vicina per tutti! Ma occorre, oggi, il coraggio, la serietà di una scelta: la fede nell'amore del Padre che riempie il cuore e la vita, di chi non li riempie di vane illusioni.

22 Giugno 2020

Lunedì della XII settimana del T.O.

San Paolino,
San John Fisher,
San Thomas More

Dammi o Signore la grazia di
lavorare alla realizzazione
delle cose per cui prego.

San Thomas More

    Versione ridotta    Misteri dolorosi

Dal secondo libro dei Re 2Re 17,5-8.13-15a.18

In quei giorni, Salmanàssar, re d'Assiria, invase tutta la terra, salì a Samarìa e l'assediò per tre anni. Nell'anno nono di Osèa il re d'Assiria occupò Samarìa, deportò gli Israeliti in Assiria, e li stabilì a Calach e presso il Cabor, fiume del Gozan, e nelle città della Media.

Ciò avvenne perché gli Israeliti avevano peccato contro il Signore, loro Dio, che li aveva fatti uscire dalla terra d'Egitto, dalle mani del faraone, re d'Egitto. Essi venerarono altri dèi, seguirono le leggi delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti, e quelle introdotte dai re d'Israele.

Eppure il Signore, per mezzo di tutti i suoi profeti e dei veggenti, aveva ordinato a Israele e a Giuda: «Convertitevi dalle vostre vie malvagie e osservate i miei comandi e i miei decreti secondo tutta la legge che io ho prescritto ai vostri padri e che ho trasmesso a voi per mezzo dei miei servi, i profeti».

Ma essi non ascoltarono, anzi resero dura la loro cervìce, come quella dei loro padri, i quali non avevano creduto al Signore, loro Dio. Rigettarono le sue leggi e la sua alleanza, che aveva concluso con i loro padri, e le istruzioni che aveva dato loro.

Il Signore si adirò molto contro Israele e lo allontanò dal suo volto e non rimase che la sola tribù di Giuda.

Salmo Responsoriale Sal 59 (60)

R Salvaci con la tua destra e rispondici, Signore!

Dio, tu ci hai respinti, ci hai messi in rotta,
ti sei sdegnato: ritorna a noi.

Hai fatto tremare la terra, l'hai squarciata:
risana le sue crepe, perché essa vacilla.
Hai messo a dura prova il tuo popolo,
ci hai fatto bere vino che stordisce.

Nell'oppressione vieni in nostro aiuto,
perché vana è la salvezza dell'uomo.
Con Dio noi faremo prodezze,
egli calpesterà i nostri nemici.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 7,1-5

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: "Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio", mentre nel tuo occhio c'è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».

La Riflessione

Dall’omelia di Papa Francesco del 23/06/14

Giudicare gli altri ci porta all’ipocrisia. E Gesù definisce proprio “ipocriti” coloro che si mettono a giudicare. Perché la persona che giudica sbaglia, si confonde e diventa sconfitta. Chi giudica sbaglia sempre. E sbaglia perché prende il posto di Dio, che è l’unico giudice. In pratica crede di avere la potestà di giudicare tutto: le persone, la vita, tutto. E con la capacità di giudicare ritiene di avere anche la capacità di condannare.
Il Vangelo riferisce che giudicare gli altri era uno degli atteggiamenti di quei dottori della legge ai quali Gesù diceva “ipocriti”. Si tratta di persone che giudicavano tutto. Però la cosa più grave è che, così facendo, occupano il posto di Dio, che è l’unico giudice. E Dio, per giudicare, si prende tempo, aspetta. Invece questi uomini lo fanno subito: per questo chi giudica sbaglia, semplicemente perché prende un posto che non è per lui.E non solo sbaglia, ma si confonde, ed è tanto ossessionato da quello che vuole giudicare, da quella persona, che quella pagliuzza non lo lascia dormire. E ripete: «Ma io voglio toglierti quella pagliuzza!», senza però accorgersi della trave che ha nel proprio occhio. In questo senso si confonde e crede che la trave sia quella pagliuzza.
Oltretutto, chi giudica accusa sempre. Nel giudizio contro gli altri c’è sempre un’accusa. Esattamente l’opposto di quello che Gesù fa davanti al Padre. Infatti Gesù non accusa mai, ma, al contrario, difende. Così, se noi vogliamo andare sulla strada di Gesù, più che accusatori dobbiamo essere difensori degli altri davanti al Padre.

21 Giugno 2020

XII Domenica del T.O.

San Luigi Gonzaga

Lo Spirito della verità
darà testimonianza di me, dice il Signore,
e anche voi date testimonianza.

San Lorenzo Giustiniani

    Versione ridotta    Misteri dolorosi

Dal libro del profeta Geremìa Ger 20,10-13

Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all'intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo». Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: «Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

Salmo Responsoriale Sal 68 (69)

R Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.

Per te io sopporto l'insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono diventato un estraneo ai miei fratelli,
uno straniero per i figli di mia madre.
Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.

Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.
O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brulica in essi.

Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani Rm 5,12-15

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c'era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l'anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

La Riflessione

Il giusto vivrà per la sua fede.

Ogni domenica è celebrazione della Pasqua, è esperienza della presenza del Risorto. Il Tempo ordinario riprende e rinnova in noi la vocazione pasquale alla fedeltà coraggiosa.
Proprio in questa prospettiva di coraggio, la Colletta composta sulle letture («O Dio, che affidi alla nostra debolezza») individua il messaggio della liturgia della Parola odierna.
Nella prima lettura il profeta Geremia prova angoscia per il fatto che la calunnia che sente attorno a lui («Denunciatelo! Sì, lo denunceremo») si trasforma in triste realtà. Persino i suoi amici sono pronti ad attendere la sua caduta, una specie di vendetta che lo vede umiliato e prostrato.
La lettera ai Romani, nella seconda lettura, presenta il tema della grazia e del peccato, attraverso le figure del secondo Adamo, Cristo, e del primo Adamo. Questa è la buona notizia, che il dono di grazia, in Cristo, si è riversato su tutti con abbondanza.
Infine, il vangelo parte dal discorso missionario di Gesù ed evidenzia la possibilità per i discepoli di dover rischiare molto per lui e per il suo messaggio. Ma il Signore è al loro fianco. Chiede di essere riconosciuto con la loro vita. La missione, dunque, non è una tecnica da imparare, è piuttosto una comunione da vivere con gratuità e un messaggio che porta in sé la presenza del Cristo salvatore.